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Incisioni di streghe

La mostra, espone circa 300 stampe, sculture e quadri dedicati al mondo delle Streghe e dell’occulto, alcune firmate dai più grandi incisori dell’Ottocento, come Goya e Delacroix, altre di eccellenti illustratori anonimi dimenticati.
Intorno al nucleo di incisioni del famoso collezionista dell’occulto, Guglielmo Invernizzi, che presentano scene di malefici, torture, sabba osceni, crudi episodi di stregoneria ma anche scene luminose di guaritrici e streghe buone, si aggiungono le opere di tre collezionisti straordinari – Emanuele Bardazzi, Edoardo Fontana e Luca Locati Luciani – che hanno fatto del Simbolismo Macabro il loro filone di ricerca..

1 Donna anonima di etnica Ndbele_Bambola Ndebele_XX secolo_tessuto, stoffa, spago, vetro, plastica_The Museum of Witchcraft and Magic

Strumenti di magia

Oggetti originali e mai visti in Italia legati al mondo della stregoneria. Antichi calderoni, bacchette, feticci, amuleti e talismani prestati dallo sperduto Museum of Witchcraft and Magic di Boscastle, in Cornovaglia, ma anche trattati dedicati alla stregoneria come il Malleus Maleficarum, il più noto manuale sulla caccia alle streghe, nella pregiata edizione del XVI secolo.
Il Museo delle Civiltà di Roma, invece, ci ha aperto il suo incredibile caveau nel quale è conservata una incredibile collezione di amuleti, che raccoglie oggetti arcani provenienti da diverse regioni d’Italia. Tra i più importanti, si segnala la famosa carta manoscritta trovata, alla sua morte, nello scapolare della strega Conti, in Toscana, databile intorno alla fine dell’Ottocento.

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Gentile Budrioli e altre streghe

Di particolare interesse locale una sala, dedicata a Gentile Budrioli, “strega enormissima di Bologna”, la cui storia è narrata in mostra attraverso immagini e video. Nata nella seconda metà del 1400 a Bologna, Gentile sposò un ricco notaio e ne ebbe sette figli, ma riuscì ugualmente a coltivare il suo interesse per la scienza, l’astrologia e per le doti curative delle erbe. Con il tempo acquisì una tale competenza medica da venire chiamata da Ginevra Sforza, per curare sua figlia. Il successo della cura permise a Gentile di scalare i ranghi della città, attirandosi inevitabilmente invidie e gelosie. Tanto che quando riuscì nuovamente a curare un figlio di Ginevra, fu accusata di essere stata lei stessa a causarne la malattia ed arrestata per stregoneria, venendo infine messa al rogo dopo infinite torture.

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Le illustrazioni di Enrica Mannari e le fotografie di Valeria Gradizzi

Nella sala che chiude l’esposizione, il mondo delle streghe verrà messo in scena da Enrica Mannari, artista toscana, creativa e autrice di numerosi libri sulla trasformazione e il cambiamento. Le opere rappresenteranno sette amuleti illustrati, con sette promesse che ogni donna può fare a se stessa con l’atteggiamento propositivo di coltivare “la strega che è in sé”. Quest’anno Stregherie si apre anche alla fotografia e, nella saletta conferenze della mostra, ospita la fotografa veronese Valeria Gradizzi che porta a Bologna dal 17 febbraio al 14 aprile un progetto sul neo-sciamaesimo femminile in Italia, un mondo carico di spiritualità in cui le donne trovano consapevolezza di sé e del loro ruolo nella società.

Perché serviva una mostra sulle streghe?

La mostra rende giustizia al senso più pieno della parola “Strega”, dichiarando che in un mondo che apparentemente ha rinunciato a ogni senso del sacro e a molti dei suoi antichi legami con la natura, esiste ancora, oggi come un tempo, una società di donne che si dedica all’occulto e che usa la magia per risolvere i problemi del quotidiano.

Si diventa streghe per affermare la propria personalità, per sfuggire alle botte di un marito manesco, per insoddisfazione di sé, per impulsi erotici, per odio verso i propri nemici, perché attratte dalla luna o dalla potenza delle piante.

Ma essere creduta una strega non è sempre stato un nome scomodo da portare cucito addosso. Infatti essere credute capaci di scatenare un potere arcano, sconosciuto, inspiegabile e terribile è stato talvolta un’efficace e modernissima strategia di branding per sopravvivere, essere temute e rispettate a uso e consumo di donne che altrimenti sarebbero state sopraffatte e sottomesse dal patriarcato dilagante del mondo antico.

Le streghe sono davvero state sempre tra noi?

I racconti di donne sapienti e sagge, dalle infinite conoscenze della natura e con poteri capaci di aprire finestre sul futuro, affondano le radici nel nostro passato più lontano, eppure abbiamo sempre cercato di rimuovere queste figure dal pensiero razionale, e considerarle un frutto dell’immaginazione, imbarazzante e da nascondere. 

 Con il marchio infame di “Strega”, nei secoli, spesso si bollava una donna semplicemente più desiderabile delle altre, più libera, guerriera, colta e riservata, portando a persecuzioni ed esecuzioni violente di donne innocenti, roghi, impiccagioni, decapitazioni che servivano a instaurare nel popolo una paura reverenziale della giustizia divina contro il paganesimo, il satanismo, il sesso ed eresie di vario genere. 

L’obiettivo della mostra vuole dunque essere quello di ricostruire una cultura dispersa e oppressa, ma che risorge continuamente, partendo dalle sue origini e raccontandone la storia attraverso una ricerca iconografica rigorosa, che ne attesti tutti gli aspetti.

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Il curatore della mostra Stregherie

Scrittore, drammaturgo per teatri e musica, narratore, performance artist. Raccontatore d’arte, ha curato mostre, tra cui Corpi da musica. Sylvano Bussotti (Museo Marino Marini, 2010) e Il palcoscenico del desiderio (Pistoia, Cassa di Risparmio, 2010), e della produzione di Edina Altara e Vittorio Accornero nella mostra Storia di famiglia con immagini al Museo MAN di Nuoro. Realizza da molti anni racconti per musei e mostre, ha lavorato tra l’altro con Peggy Guggenheim Foundation, Gallerie dell’Accademia, Musei Civici di Prato, Museo Marino Marini, Firenze, e numerosi altri luoghi d’arte.

Parla Luca Scarlini

“La donna nasce fata, in amore è maga, ma per le società e per le religioni è strega”

Il racconto creato dalla mostra permette ai veri appassionati di temi di femminismo, di letteratura gotica, di metal rock, di film dell’orrore, di antropologia, come di folklore, o di realizzazione di domestici incantesimi, di avvicinare il percorso come macchina narrativa, seguendo le stanze che sono dedicate ai momenti più rilevanti della vicenda della strega e di sentire storie originali ispirate alle opere presentate nell’esposizione.  

Al di là delle infinite manipolazioni storiche, il termine strega in sostanza segnala una identità profondamente legata al mondo della natura, una donna spesso esperta di erbe e maestra dell’interpretazione dei segni, che il folklore delle Alpi Retiche definiva perfettamente con il termine “Signora del gioco”.